29 luglio 2020

#LoSapeviChe: Storia di Strade Bianche

La Classica del Nord più a Sud d’Europa nonostante la sua giovane età è diventata ben presto una delle gare di un giorno, sia al maschile che al femminile, più importanti del panorama internazionale. Lo scorso anno un’autorevole sito di ciclismo ha proposto un sondaggio tra i lettori se far diventare la Strade Bianche la sesta Classica Monumento. E’ stato un plebiscito.

 

La corsa, organizzata fin dalla prima edizione da RCS Sport-La Gazzetta dello Sport, è caratterizzata dall’innovativa presenza sul percorso di alcuni settori di “strade bianche”, cioè strade sterrate tipiche delle campagne toscane, che la rendono una gara unica nel panorama italiano e non solo. La Strade Bianche unisce, all’interno del suo percorso, le peculiarità delle due più famose classiche del nord: quella della Parigi-Roubaix per i lunghi, faticosi tratti in strade dissestate (nella corsa francese si tratta di pavé, qui degli “sterri” toscani) e quella del Giro delle Fiandre, cioè i numerosi e durissimi “muri” (brevi tratti di strada a pendenza molto elevata). Per questo i corridori più adatti a giocarsi la vittoria finale in questa gara sono quei passisti che uniscono notevoli capacità di resistenza in collina a un consistente fondo, data la difficoltà della competizione.

 

Lo svizzero Fabian Cancellara, aggiudicandosi la corsa per la terza volta nell’edizione 2016, è stato il primo ciclista a potersi fregiare dello speciale onore di veder intitolato col suo nome un tratto di strada sterrata della corsa, precisamente il settore di Monte Sante Marie. Oggi dei corridori in attività Michal Kwiatkowski è quello che vanta già due vittorie al suo attivo e che potrebbe aggiungersi a Cancellara nel vedere intitolato un tratto di Strade Bianche.