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La grande sete

02/03/2021

La fotografia che abbiamo scelto ritrae Davide Formolo detto “Roccia”, subito dopo l’arrivo dell’edizione 2020.

È seduto sul selciato di Piazza del Campo, anche se più che seduto lo si direbbe accasciato, deposto dopo cinque ore di via crucis fatta di caldo feroce e polvere arsa, dono e supplizio di quell’inedita Strade Bianche d’agosto.

Si svuota una bottiglietta d’acqua sulla testa, mentre un massaggiatore è già lì pronto a passargliene un’altra, e poi un’altra ancora.

Il contenuto della bottiglia si mescola al sudore e inzuppa la maglietta ormai trasparente, come una nave che dopo un lungo viaggio in mare si àncora finalmente alla foce di un fiume, a caccia di acqua dolce.

Quel giorno pareva che tutte le crete senesi si fossero messe d’accordo a impastare i corridori di terra e polvere per riportare in Piazza del Campo un po’ di quel tufo che normalmente la ricopre in occasione del Palio, Piazza che quell’agosto sarebbe rimasta orfana della corsa di cavalli più longeva e famosa del mondo.

Vi ricordate altre occasioni in cui il ciclismo ha dovuto affrontare tanta sete e tanta polvere come quel giorno? O in cui voi stessi avete dovuto dar fondo a tutte le possibili riserve d’acqua e trovare un’oasi nel deserto?

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