06 agosto 2020

“Strade Bianche – la prima classica d’estate”

Nel primo agosto senza Palio dopo 75 anni, dalla famigerata curva di San Martino spuntano solitari i cavalli di razza delle contrade Michelton-Scott e Jumbo-Visma.

 

Poco più di  un anno dopo essere stato disarcionato contro delle transenne, Wout van Aert attacca nell’ultimo tratto di sterrato e rinasce nella prima Grande Classica della stagione.

 

Annemiek van Vlouten invece sembra ormai  aver preso personale possesso della pentola d’oro da cui nasce l’arcobaleno, ne dispone a piacimento, infatti dopo aver raggiunto la splendida Mavi Garcia con una spettacolare cavalcata, la stacca giusto sullo strappo di via Santa Caterina, colorando d’iride Piazza del Campo.

 

Ma Siena è gelosa dei suoi colori e delle sue tradizioni, perciò sabato a tutti questi cavalieri meccanizzati ha chiesto un pegno.

 

Ha chiamato a raccolta tutte le sue crete, le sue sabbie e i suoi calanchi per mettere in scena la Strade Bianche più polverosa della storia.

 

Ha coperto il viso, le mani, i capelli, ogni centimetro dei corridori con la sua terra – qualcosa a metà tra un dono e un castigo – perché riportassero al Campo in una specie di processione un po’ di quel tufo che due volte l’anno ricopre l’ippodromo più famoso del Mondo.

 

I ciclisti diventati pellegrini hanno capito e accettato, sapendo che una gara così bella vale questi e altri oboli.

 

Sono i primi di agosto, la primavera del ciclismo è appena cominciata.